Se fai Meta advertising su Facebook, Instagram o WhatsApp, c’è una novità che devi conoscere prima di pianificare le prossime campagne: dal 1° luglio 2026 Meta addebiterà agli inserzionisti una commissione aggiuntiva per coprire le imposte sui servizi digitali applicate da alcuni Paesi europei:
- Austria: 5%
- Francia: 3%
- Spagna: 3%
- Turchia: 5%
- Regno Unito: 2%
Per quanto riguarda l’Italia, invece, parliamo del 3% in più sulla spesa pubblicitaria.
Si tratta proprio di una nuova voce in fattura, chiamata location fee, che arriva senza possibilità di rinunciarvi e che cambia il modo in cui si devono calcolare i budget delle campagne.
Cosa sono le nuove tasse sul Meta advertising e perché esistono
Per capire cosa sta succedendo, bisogna fare un piccolo passo indietro.
Negli ultimi anni diversi Paesi europei hanno introdotto le cosiddette Digital Services Tax (DST): tasse che colpiscono i guadagni delle grandi aziende tecnologiche nei Paesi in cui operano, indipendentemente da dove queste abbiano la loro sede fiscale.
L’obiettivo era far contribuire i giganti del web come Meta, Google e Amazon al fisco dei Paesi in cui generano ricchezza. In Italia questa tassa è in vigore dal 2020 e nel 2025 ha fruttato circa 400 milioni di euro.
Fino ad oggi, Meta aveva pagato questi costi di tasca propria. Poi, in un comunicato ufficiale, l’azienda ha spiegato che finora Meta ha assorbito questi costi aggiuntivi e che il cambiamento serve ad adeguarsi alle regole che stanno cambiando e ad allinearsi a quello che già fanno le altre piattaforme.
Infatti, Google ha iniziato ad aggiungere costi separati nelle fatture pubblicitarie già nel 2020 per il Regno Unito e l’Austria, mentre Amazon nel 2024 ha introdotto una voce chiamata Regulatory Advertising Fee con lo stesso scopo. Meta, dunque, ha semplicemente seguito lo stesso percorso.
La DST: un’imposta pensata per le Big Tech che ricade sulle imprese
C’è un paradosso evidente in tutto questo. La Digital Services Tax nasce per tassare le multinazionali del digitale. Ma quando queste scelgono di scaricare il costo sulle aziende che usano i loro servizi pubblicitari, il risultato è che a pagare sono le imprese dello stesso Paese che ha introdotto la misura.
È un effetto prevedibile dal punto di vista economico, ma che fa sorgere qualche domanda su quanto funzioni davvero questo tipo di normativa.
Come funzionano le location fee: quello che devi sapere prima del 1° luglio
Le nuove commissioni si chiamano location fee e il meccanismo è semplice da capire, ma ha alcune caratteristiche importanti da tenere a mente.
- Il criterio è geografico, non legato alla sede dell’azienda: la percentuale non dipende da dove ha sede chi fa pubblicità, ma da dove si trova il pubblico che vede l’annuncio. Questo significa che anche un’azienda con sede fuori dall’Europa, se rivolge le sue campagne al mercato italiano, pagherà la commissione italiana.
- Le fee si aggiungono al budget, non lo erodono: le location fee non vengono sottratte dal budget pubblicitario impostato in Ads Manager, ma vengono aggiunte sopra la spesa già prevista per la campagna. Il risultato è che il costo finale sarà più alto rispetto a quanto pianificato inizialmente. Quindi, in parole semplici, se imposti 1.000 euro, Meta te ne fatturerà 1.030.
- Appariranno in fattura come voce separata: Meta ha chiarito che le location fee saranno indicate in fattura come voce distinta, con riferimento al Paese di applicazione, ad esempio “servizi digitali in Italia”. Non si tratta però di una tassa che l’inserzionista versa direttamente allo Stato, ma di un costo aggiuntivo che Meta addebita a chi fa pubblicità.
Quando entra in vigore
L’introduzione della nuova struttura tariffaria avverrà progressivamente: il cambiamento entrerà in vigore a maggio, mentre la fatturazione completa delle commissioni aggiuntive è prevista dal primo luglio 2026.
Come adeguare le strategia Meta advertising alla luce delle nuove commissioni
La notizia può sembrare non buona ma, in realtà, non è neanche un dramma. Con qualche aggiustamento nella pianificazione, è possibile continuare a fare Meta advertising in modo efficace anche con questo costo in più. Ecco da dove iniziare:
- Rivedi i budget prima del 1° luglio: calcola la percentuale aggiuntiva per ogni mercato in cui sei presente e aggiorna le previsioni di spesa. Meglio farlo adesso che trovarsi con fatture inattese.
- Aggiorna i tuoi parametri di riferimento per le performance: costo per clic, costo per impression e costo per acquisizione vanno ricalcolati includendo il costo reale dopo la commissione. Non confrontare i dati di prima e dopo luglio senza tenere conto di questa differenza.
- Punta sulla qualità dei contenuti: se ogni visualizzazione costa di più, ogni annuncio deve funzionare meglio. Creatività più efficaci, testi più centrati, test comparativi più accurati.
- Valuta come distribuire il pubblico geograficamente: se stai usando un targeting ampio che include più mercati europei, potrebbe valere la pena dividere le campagne per Paese, così da avere un controllo più preciso sui costi reali.
- Comunica la variazione ai clienti: la trasparenza viene prima di tutto. È importante, per chi gestisce campagne per altri, spiegare questa variazione con chiarezza prima che entri in vigore.
Il Meta advertising, dunque, resta uno strumento potente per raggiungere il pubblico giusto su Facebook, Instagram e WhatsApp. Le location fee cambiano la struttura dei costi, sì, ma non la logica delle campagne: chi si adegua per tempo ha tutto il margine per continuare a ottenere risultati, senza sorprese in fattura.
Hai campagne attive in Italia o altri mercati europei e vuoi capire come ottimizzare i budget alla luce di queste novità? Contattaci: ti aiutiamo a fare i conti prima che li faccia Meta.